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Ipotesi sulle origini del
toponimo
Con proprio atto n.112 del 18 aprile del 1931, il Commissario prefettizio Alfonso Menna
conferì l'incarico al prof. Pasquale Carucci di effettuare ricerche storiche intorno alle
origini di Battipaglia, su consiglio del consulente del Comune, prof. Ugo Forte; il prof.
Carucci attinse utili e precise notizie presso l'Archivio di Stato della Badia di Cava dei
Tirreni, che determinarono, poi, la scelta del Menna a favore del bozzetto dello stemma e
del gonfalone
del Comune, presentato dal pittore prof. Pasquale Avallone.
Infatti, la deliberazione n.253 del 25 luglio 1931, con la quale veniva approvato il
bozzetto presentato dal prof. Avallone, nella premessa così recita:-" (...) lo
stemma deve significare principalmente le origini dell'abitato di Battipaglia; ed a questo
riguardo va rilevato che Battipaglia si estende da Salerno a Pesto, precisamente sul corso
medio del fiume Tusciano, alla biforcazione delle grandi arterie nazionali per le Calabrie
e per la Basilicata. Da fonti ineccepibili risulta che la denominazione di Battipaglia
alla contrada anzidetta è di origine antichissima. Prima del IX secolo esistevano sul
corso medio del fiume Tusciano vari casolari: ognuno di essi aveva la sua aia per la
trebbiatura del grano; la paglia risultante era donata dai proprietari agli operai
dipendenti e da costoro raccolto per una nuova battitura con mazze a snodo in un'aia più
grande, di uso pubblico, sita nel centro dell'abitato. I residui di grano risultanti da
questa seconda operazione andavano a beneficio degli operai. Di qui il nome di
Battipaglia, conservato attraverso i secoli: e, perciò la composizione dello stemma è
stata ispirata a tale concetto ed il disegno relativo prevede in primo piano l'aratro,
simbolo dello strumento dedicato ad assicurare la fecondità della terra, più in alto il
covone di paglia e la spiga di grano per denotare il prodotto classico della plaga
(...)".
Purtuttavia, la tesi che il nome di Battipaglia derivi dall'azione di battere la paglia,
pur se apparentemente ovvia, ha sempre convinto poco.
Lo studioso Luigi Gambardella rifiuta tale tesi e fa risalire alla dominazione etrusca di
queste terre la sua origine; infatti, nel far derivare la prima partedel toponimo
"Bapti" dal nome della divinità etrusca Valtha (o Veltha) e laseconda parte
"palla" da Pal, propone per "Baptipalla" il significato di
"luogoconsacrato alla dea Veltha". Tale ipotesi è, senza dubbio, affascinante
ma non trova, purtroppo, alcun riscontro concreto.
Suggestivo, comunque, è constatare che Veltha era la divinità nazionale etrusca per
eccellenza, protettrice dei campi e dal sesso incerto, come Pale (seconda parte del
toponimo Bapti-palea) era per gli italici ed i latini la divinità dal sesso incerto,
protettrice dell' agricoltura e della pastorizia.
Se, infine, il nome di BAPTI-PALEA lo si vuole di origine greca, come per tanti altri nomi
di località della costa tirrenica, esso potrebbe avere il significato di luogo
"sommerso dalle acque (der. bapto) anticamente (der. palai)".
Anche questa tesi non è sorretta da documenti e testimonianze storiche, e potrebbe avere
quale supporto la natura paludosa della nostra pianura, a testimonianza che questa terra,
un tempo, era coperta dalle acque del mare; rafforzerebbe, infine, tale ipotesi la
presenza di altri toponimi della zona, la cui etimologia testimoniano il particolare
aspetto di queste terre in un tempo remoto, quali i nomi della località Verdesca e del
torrente Lama.
Infine, alcuni studiosi vorrebbero l'origine del toponimo dal nome di una famiglia
dimorante in questo luogo; in verità, un atto notarile conservato nell'archivio
dell'Abazia di Cava, datato 15 marzo 1091, avvalorerebbe tale tesi, anche se riteniamo
essere più probabile il contrario e, cioè, che dal toponimo del luogo d'origine, quel
nucleo familiare abbia tratto il proprio nome.
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