Conclusioni e riflessioni


La storia degli ultimi quindici è troppo recente per poterla leggere con la dovuta serenità; pur tuttavia, è sotto gli occhi di tutti come la trasformazione di un borgo in città sia avvenuta nel modo peggiore possibile; pur se vi sono stati l'insediamento di nuove industrie e la realizzazione di grosse opere pubbliche (alcune ancora incompiute), d'altro canto, dobbiamo constatare il quasi totale abbandono dei campi, uno sviluppo edilizio caotico ed abnorme, che ha fatto di Battipaglia una città quasi invivibile per la scarsezza di verde e di servizi.
Il sisma dell'80, superato il grande spavento, poteva significare la provvidenziale opportunità per ridisegnare una città a misura d'uomo, ed invece ha rappresentato l'inizio di una nuova e più violenta attività edilizia; al degrado urbano si aggiunge quello della collina, ove è quasi del tutto scomparsa la macchia mediterranea, e quello del litorale, con una pineta in totale abbandono, deturpato da un abusivismo incontrollato.
Eppure la storia di Battipaglia può e deve scrivere pagine più degne; i figli di questa terra hanno l'obbligo, traendo insegnamento dagli avi, di riprendere un cammino interrotto.
Basta guardarsi intorno per capire che sul territorio vi sono le giuste potenzialità per far risorgere una città, un tempo definita la regina della Piana.
Battipaglia non può più rappresentare l'immagine mortificante di uno scadimento socio-economico-culturale che offende l'intelligenza di chi l'ama e di chi la rispetta.
Il glorioso gonfalone del nostro Comune, che ha in sé i simboli eterni della vita e del lavoro, dovrà e potrà sventolare sul pennone più alto, se si avrà, unicamente, il coraggio di progettare il futuro di Battipaglia in funzione di necessità collettive e non particolari.
La recente riapertura al culto del Santuario, può significare il segno divino della chiusura di un'epoca e dell'avvento di un nuovo corso.
Significativo è il fatto che il recupero della Chiesa più cara ai battipagliesi sia stata fortemente voluta da un figlio di questa terra, il Parroco Don Alessandro Panico.
Grandi sono stati i suoi sacrifici! Altrettanto grande la sua gioia!
E pertanto doveroso concludere, riportando alcuni passi del suo intervento in occasione dello storico avvenimento: "Rimarrà senz'altro negli annali degli eventi storici della Città, la solenne riapertura del Santuario della Madonna della Speranza in Battipaglia. Il Tempio fu chiuso al culto in seguito al sisma dell'80 che colpì le nostre terre. Da allora se ne vietò l'accesso, poiché la facciata, la cupola, il soffitto e le mura perimetrali erano pericolanti. Sembrava che questo monumento storico per noi battipagliesi, non avesse più nulla da dire, stretto com'era in una morsa di pali e di lamiere. Ma la storia ci insegna che la fede di un popolo non può finire in questo modo. La fede, come memoria, è un'esperienza del Dio sempre vivo e presente nel cuore dell'uomo e nella storia del suo popolo. É in forza di questa fede che alcuni battipagliesi, costituitisi in Associazione, hanno lavorato alacremente per ridare il Santuario a tutti i battipagliesi.
Eventi bellici e naturali non hanno potuto o, meglio, non sono stati capaci di frenare l'entusiasmo e l'affezione di questo popolo verso la Madonna della Speranza.
I Battipagliesi sono cresciuti con Maria, ne hanno sperimentato una particolare protezione, hanno ricambiato con una costante devozione. Un vincolo spirituale che si è fatto storia; una storia che possiamo ora vedere vividamente raffigurata sui pannelli del portale di bronzo, artisticamente e meravigliosamente ideato e realizzato dallo scultore battipagliese Vincenzo Carucci.
Oltre alle spese dei lavori di ristrutturazione del Santuario, si è provveduto a rinnovare tutto: suppellettili ed oggetti sacri per le celebrazioni ed, in particolare, è stata restaurata la statua stessa della Madonna. Essa é stata riportata nel suo tempio originale perché, come poc'anzi, ha augurato Mons. Pierro, «Sia ora di aiuto e di sostegno nella ricostruzione quotidiana del Tempio Spirituale che e' la Chiesa di cui Maria é immagine e segno di sicura speranza.»
Sono commosso per la straordinaria presenza di popolo a testimonianza della fede e della devozione alla Madonna della Speranza, fattore ereditario che si trasmette ormai, naturalmente, da generazione in generazione. "